09/07/2006 ore 18 ca.
anche se la madre di tutte le partite fu germania-italia (vedi post precedente), dalla finestra non si vede piu’ una vela, tutti tornati a casa: ITALIA-FRANCIA la finale dei mondiali di calcio 2006.
dopo un lungo giro per le campagne marchigiane, fin su a cingoli, balcone delle marche … alle 4 del pomeriggio, volevo tornare anch’io … non pensavo mai di imbruttirmi cosi’.
tra l’altro, non ho mai capito niente di pallone, non ho mai capito come rimbalza una palla.
frustranti e dispendiosi tutti i tentativi di farmi giocare a tennis, scomodando il fratello di nastase, negli anni ‘70 in vacanza sull’adriatico. mio cuggino … non c’entra.
al liceo, ricordo lo sguardo del mio insegnante di educazione fisica. olimpionico. prima ora di lezione fa la squadra di pallavolo, mi vede piccoletto con lo sguardo vispo per le alzate, io mi nascondo, lui mi chiama entusiasta, io non oso ribattere. un baker, un’alzata ciacia … quello sguardo, io triste.
fino al punto di giocare nei piccoli del milan, in terza elementare.
pena l’emarginazione totale, appena trasferito da ancona (costa orientale) a corbetta (sull’asse milano torino. la piana, i cipressi o i faggi … un suicidio), ho giocato da terzino, un nano-gattuso concentrato sul corpo dell’avversario.
mio nonno mi porto’ una volta allo stadio di san siro, c’era prati pierino, castano biondo con la maglia di fuori; ma il fatto non ebbe alcun effetto benefico.
fino ad oggi, con 3 ore di inutile e grottesco anticipo davanti al televisore: boxer e canottiera. orribile.
dalla televisione
intervistati dei tifosi in piazza del duomo a milano
cronista: “tu da dove vieni?”
tifosi: “da lecce”, “messina”, “calabria”
cronista: “bene, da tutta italia”
die sonne scheint (il sole splende), ma c’e’ il caligo (es ist schwuel)